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Storia

A spasso per la Storia

Giuseppe Silvestro

Pre-Romano

Dal punto di vista storico, nella zona del Vulture si hanno segni della presenza di popolazioni che hanno abitato l'area sin dal neolitico . Le prime tracce di una vera e propria civiltà sono però legate ai flussi delle popolazioni cosiddette "pre-romane". Non a caso, i primi centri abitati di medie dimensioni, tra i quali quelli in prossimità delle attuali cittadine di Melfi (" Afrodisia ") e di Banzi, risalgono all' VIII - VII secolo a.C., quando gli Iapigi, detti poi Dauni, popolazione proveniente dall'Asia minore, di stabilisce in una vasta zona del tavoliere delle Puglie, in quella area che ancora oggi è detta " Daunia".
Questa è una popolazione dalla cultura ellenistica molto legata al culto del cavallo, la quale, secondo la tradizione, arrivò in queste zone sotto la guida deL re Dauno e di Diomede, l'eroe citato da Omero nell'Iliade appunto quale eccellente domatore di cavalli.

In questo contesto la zona del Vulture rappresenta un confine naturale con la terra dei boschi e dei lupi, inoltre, la posizione a cavallo tra l'Irpinia e la Puglia è garanzia di una favorevole cintura difensiva ed un punto di controllo delle attività delle popolazioni confinanti. Il destino delle terre di confine è, però, anche quello di essere un crocevia di più popoli e un insieme variegato di più culture,infatti, nel corso dei secoli si succedono anche altre popolazioni che sono portate a stabilirsi in questi luoghi. Ai Dauni si uniscono e poi si sostituiscono i Sanniti (IV - III sec. a.C.). Le tracce della loro presenza sono ritrovate ancora a cavallo del territorio di Melfi (" Mefites ", inonore della dea della bellezza, alla quale venivano attribuite le capacità curative e tonificanti derivanti dalle acque minerali che ancor oggi sgorgano dalle sorgenti del monte Vulture) e soprattutto di Lavello (" Forentum ") che nel periodo era una vera e propria città, punto di riferimento per l'intera zona.

Di quella fiorente epoca quale è stata quella pre-romana, sono pervenuti sino ad oggi numerosi reperti conservati nelle sale del Museo Nazionale del Melfese, ubicato nel castello di Melfi.

Impero Romano

Con l'espansione della potenza romana ed in seguito alle tre Guerre Sannitiche, nel III sec. a.C . inizia la lunga dominazione romana nella zone del Vulture come di tutta la penisola italica centro meridionale. In questo periodo nell'area non esistono più importanti centri abitativi, perché secondo le principali ipotesi, le popolazioni locali vengono dedotte in una zona più accessibile perché posta in prossimità delle grandi vie di comunicazione, come conseguenza nel 291 a.C. nasce la colonia romana di Venusia, l'odierna Venosa , che ha dato i natali al poeta latino Quinto Orazio Flacco. L'areasannita del Vulture non rimane però dal tutto disabitata ma, al contrario, per la già citata posizione strategica e la fertilità dei campi, viene costruito un accampamento fortificato nei pressi della vecchia città di Melfi e diverse ville e masserie, delle quali non da oggi ne stanno affiorando i resti, nelle pianure alla base del complesso vulcanico.

Medioevo e Normanni

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e le invasioni barbariche, in epoca medievale si ritrovano nuovamente notizie importanti sulla zona, infatti sono presenti tracce della presenza longobarda e bizantina. Nel 1018, la città di Melfi viene "rifondata" proprio dai bizantini del capitano Boioannes con funzione di fortezza militare.

Dopo pochissimi anni, nel 1041, la città cade nelle mani dei Normanni di Guglielmo Braccio di ferro e del fratello Roberto il Guiscardo. In questo periodo la città di Melfi incomincia ad essere al centro delle vicende storiche dell'epoca; la cittadina ha un prorompente sviluppo urbanistico perché diviene capitale dei possedimenti normanni dell'Apulia e di lì a poco, nel 1059, è sede del celebre Concilio di Melfi dove, alla presenza del Papa Nicolò II, Roberto il Guiscardo dichiara di convertirsi al Cristianesimo ottenendo in cambio per se e per la sua famiglia il titolo di Vassallo della Chiesa di Roma e di Principe di Sicilia.

Il rapporto tra la chiesa di Roma e i Normanni vede nello sfondo sempre presente la città di Melfi, nella quale nel corso dei decenni si sono susseguiti numerosi concili tra i quali quello del 1089, indetto da Papa Urbano II, in cui vennero approvati numerosi articoli del diritto canonico romano e dove venne anche stabilita la partecipazione dei Normanni alla prima crociata. L'innesto alla dinastia normanna di quella sveva degli Hohenstaufen , che portò ad unire sul capo di Federico IIla corona di Imperatore dell'impero germanico e quella di Re di Sicilia, significò anche per Melfi un nuovo periodo di fermenti culturali, vista l'istituzione per volere imperiale di una commissione di iureconsulti che nel 1231 portò alla pubblicazione delle costituzioni federiciane del Liber Augustalis, dette anche Costituzioni melfitane.

Sempre nel periodo medievale a cavallo del X-XIII sec. nella zona del melfese si assiste ad un incremento della presenza di ordini monastici, anche eremiti, sia occidentali, aderenti cioè alla "regola benedettina", che orientali, i basiliani. Ne sono testimonianze tangibili l'Abbazia di San Michele e i resti del complesso di Sant'Ippolito , poste sulle rive dei laghi di Monticchio, ma anche innumerevoli grotte rupestri affrescate rinvenute nei tenimenti di Melfi e della vicina Rapolla, tra le quali non si può non ricordare la chiesetta di Santa Margherita o quella di Santa Lucia e molte altre sparpagliate nei boschi vulturini.

Il tramonto della dinastia federiciana significa la perdita di importanza non solo per la città di Melfi ma per tutta l'area del Vulture. Di qui in avanti inizia un periodo di decadenza che si è protratto nei secoli segnato anche dall'avvicendarsi di varie dominazioni straniere. Iniziando dagli Angioini del Regno di Napoli e passando poi a quella borbonica, la zona diviene feudo di moltissime famiglie che in un modo o in un altro servono la corona. La città di Melfi, che comunque continua ad essere il centro più importante della zona, diventa prima feudo della famiglia fiorentina degli Acciaiuoli, per passare poi ai Caracciolo e infine, nel 1531 va in dono al principe genovese Andrea Doria, quale ringraziamento per i servigi offerti alla corona di Spagna nella guerra contro i Francesi per il controllo dell'Italia.

Ai tempi dell'unità d'Italia la zona del Vulture è nelle condizioni del resto del Sud Italia, afflitta da miseria, disoccupazione ed analfabetismo, racchiusa quasi a chioccia intorno alla sua montagna. Qui, tutto appare come asservito alle dipendenze di poche famiglie "pseudo-nobili", le quali sanno solo sfruttare la popolazione e le poche risorse presenti per interessi di parte, come peraltro largamente illustrato dal rionerese Giustino Fortunato e successivamente dal melfitano Francesco Saverio Nitti.

Brigantaggio

È proprio in questo clima che si sviluppa il fenomeno del brigantaggio post-unitario, che ha nei piccoli paesi dell'area quali Rionero in Vulture, Atella, Rapolla, i principali centri della rivolta filo borbonica. I briganti della zona, tra i quali si ricorda il rionerese Crocco, trovano rifugio proprio nelle selve vulturine, le quali rappresentano per vari periodi a cavallo tra il 1861 ed il 1863, una vera e propria area fuori dal controllo militare piemontese.

 

Oggi

Ad oggi la zona del Vulture è l'area trainante del nord della Basilicata, è sede di un polo industriale che gravita intorno allo stabilimento FIAT S.a.t.a. di San Nicola di Melfi ed aspira ad una forma di autonomia locale con l'istituzione della terza provincia della Basilicata, la provincia di Melfi.

Giuseppe Silvestro è membro del ArcheoClub Melfi e autore di due libri sulla storia Vulture melfese:
  • Dentro la mura
  • La chiesa rupestre di S. Margherita